Ripristinare il territorio, partendo dai dati
La bonifica di siti contaminati non è solo un intervento tecnico, ma un processo di conoscenza, prevenzione e responsabilità ambientale a cui non ci si può e non ci si deve sottrarre.
Un sito si considera “contaminato” quando le concentrazioni di inquinanti superano i limiti di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) definiti dal D. Lgs. 152/06 – Parte IV, Titolo V. e, in questo contesto, il nostro compito è quello di supportare enti pubblici e aziende in tutte le fasi della bonifica: dall’indagine preliminare alla caratterizzazione chimico-fisica di acque e suoli, fino alla verifica post-intervento.
Ogni dato analitico serve a costruire un quadro chiaro del problema, per poi pianificare la bonifica nel modo più efficiente e conforme alla legge.
Approfondimento normativo:
- Le procedure sono regolate dagli artt. 239–253 del D. Lgs. 152/06 e dal D.M. 46/2019, che stabilisce criteri tecnici uniformi per la gestione dei siti contaminati.
- Un sito è potenzialmente contaminato quando le concentrazioni di uno o più inquinanti nelle matrici ambientali superano le CSC, in attesa delle attività di caratterizzazione e dell’analisi di rischio sanitario e ambientale sito-specifica, finalizzate a verificare il superamento delle CSR; Un sito si definisce invece contaminato se le concentrazioni soglia di rischio (CSR), determinate tramite l’analisi di rischio di cui all’Allegato 1 alla Parte IV del decreto, sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superate.
Attività di spurgo piezometri e rilievo del livello di falda
Attività essenziali per la bonifica
Per valutare la qualità delle acque sotterranee è essenziale operare in condizioni di campionamento corrette.
Il primo step è sempre lo spurgo dei piezometri, ovvero un’operazione che consente di eliminare l’acqua stagnante presente nel tubo di monitoraggio e sostituirla con quella rappresentativa della falda, garantendo risultati affidabili.
L’operazione di spurgo viene generalmente eseguita con pompe a bassa portata, dell’ordine di pochi litri al minuto, in modo da rimuovere l’acqua dal piezometro e dalla zona immediatamente circostante senza mobilizzare particelle di terreno che potrebbero rendere torbido il campione.
Un primo criterio operativo prevede la rimozione di un volume d’acqua compreso tra tre e cinque volte il volume presente nel piezometro in condizioni statiche. Un secondo criterio consiste nel monitoraggio dei principali parametri chimico-fisici dell’acqua di spurgo, quali ossigeno disciolto, conducibilità elettrica, pH, temperatura ed Eh, fino al raggiungimento della loro stabilizzazione.
Il monitoraggio viene effettuato mediante sonde multiparametriche inserite direttamente nel piezometro oppure abbinate all’utilizzo di celle di flusso.
Questi dati sono fondamentali per definire la direzione di flusso e l’estensione della contaminazione.
Informazioni tecniche utili:
- Lo spurgo deve rimuovere almeno 3–5 volumi del tubo piezometrico, oppure fino alla stabilizzazione dei parametri pH, conducibilità e temperatura.
- Il livello di falda si misura prima del prelievo, per definire la direzione idraulica e l’eventuale gradiente tra i pozzi.
- I piezometri devono essere identificati e georeferenziati.
Analisi chimico-fisiche su acque sotterranee: il controllo invisibile che tutela tutto ciò che è in superficie
Le analisi chimico-fisiche su acque sotterranee permettono di verificare lo stato qualitativo della falda e individuare eventuali contaminazioni da sostanze pericolose.
Come possiamo supportarti? Effettuando campionamenti, trasporto in catena del freddo e analisi in laboratorio accreditato UNI CEI EN ISO/IEC 17025, secondo i criteri stabiliti dal D. Lgs. 152/06 – Parte IV, Allegato 5, Tabella 2.
I parametri analizzati comprendono:
- Metalli: Alluminio, antimonio, argento, arsenico, berillio, cadmio, cobalto, cromo totale, cromo VI, ferro, mercurio, nichel, piombo, rame, selenio, manganese, tallio, zinco;
- Inquinanti inorganici: boro, cianuri liberi, fluoruri, nitriti, solfati;
- Composti organici aromatici: benzene, etilbenzene, stirene, toluene, p-xilene;
- Policiclici aromatici: benzo(a)antracene, benzo(a)pirene, benzo(b)fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(g,h,i)perilene, crisene, dibenzo(a,h)antracene, indeno(1,2,3-c,d)pirene, pirene;
- Alifatici clorurati cancerogeni: clorometano, triclorometano, cloruro di vinile, 1,2-dicloroetano, 1,2-dicloroetilene, tricloroetilene, tetracloroetilene, esaclorobutadiene,;
- Alifatici clorurati non cancerogeni: 1,1-dicloroetano, 1,2-dicloroetilene, 1,2-dicloropropano, 1,1,2-tricloroetano, 1,2,3-tricloropropano, 1,1,2,2-tetracloroetano;
- Alifatici alogenati cancerogeni: tribrometano, 1,2-dibromoetano, dibromoclorometano, bromodiclorometano;
- Nitrobenzeni: nitrobenzene, 1,2-dinitrobenzene, 1,2-dinitrobenzene, cloronitrobenzeni
- Clorobenzeni: monoclorobenzene, 1,2-diclorobenzene, 1,4-diclorobenzene, 1,2,4-triclorobenzene, 1,2,4,5-tetraclorobenzene, pentaclorobenzene, esaclorobenzene;
- Fenoli e clorofenoli: 2-clorofenolo, 1,2-diclorofenolo, 2,4,6-triclorofenolo, pentaclorofenolo;
- Ammine aromatiche: anilina, difenilamina, p-toluidina;
- Fitofarmaci: alaclor, aldrin, atrazina, α-esacloroesano, β-esacloroesano, γ-esacloroesano (lindano), clordano, DDD, DDT, DDE, dieldrin, endrin;
- Diossine e furani: Sommatoria PCDD, PCDF;
- Altre sostanze: PCB, acrilammide, idrocarburi totali, acido para-ftalico, amianto.
Tutti i risultati vengono confrontati con i valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) previsti dal Decreto.
Dettagli importanti:
- Le analisi devono essere condotte su campioni filtrati e conservati a 4°C.
- I metodi di riferimento sono quelli normati e riconosciuti a livello internazionale.
- In presenza di contaminanti organici volatili, il prelievo avviene in fiale chiuse ermeticamente per evitare perdite per volatilizzazione.
Campionamento e analisi di terreni da sondaggio
Come sta il tuo terreno?
Il campionamento e l’analisi dei terreni sono la base per valutare la contaminazione del suolo e pianificare la bonifica.
Carotaggi e sondaggi ambientali con strumentazione dedicata (sonde a percussione, rotative o manuali), rispettando le prescrizioni del D. Lgs. 152/06 – Parte IV, Allegato 5, Colonne A e B: ecco quello che possiamo fare per te.
Le analisi di laboratorio comprendono:
- Composti inorganici: Antimonio, arsenico, berillio, cadmio, cobalto, cromo totale, cromo VI, mercurio, nichel, piombo, rame, selenio, stagno, tallio, vanadio, zinco, cianuri (liberi), fluoruri;
- Aromatici: benzene, etilbenzene, stirene, toluene, xilene;
- Aromatici policiclici: benzo(a)antracene, benzo(a)pirene, benzo(b)fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(g,h,i)perilene, crisene, dibenzo(a,e)pirene, dibenzo(a,l)pirene, dibenzo(a,i)pirene, dibenzo(a,h)pirene, dibenzo(a,h)antracene, indenopirene, pirene;
- Alifatici clorurati cancerogeni: clorometano, diclorometano, triclorometano, cloruro di vinile, 1,2-dicloroetano, 1,2-dicloroetilene, tricloroetilene, tetracloroetilene;
- Alifatici clorurati non cancerogeni: 1,1-dicloroetano, 1,2-dicloroetilene, 1,1,1-tricloroetano, 1,2-dicloropropano, 1,1,2-tricloroetano, 1,2,3-tricloropropano, 1,1,2,3-tetracloroetano;
- Alifatici alogenati cancerogeni: tribrometano (bromoformio), 1,2-dibromoetano, dibromoclorometano, bromodiclorometano;
- Nitrobenzeni: nitrobenzene, 1,2-dinitrobenzene, 1,2-dinitrobenzene, cloronitrobenzeni, Clorobenzeni: monoclorobenzene, 1,2-diclorobenzene, 1,4-diclorobenzene, 1,2,4-triclorobenzene, 1,2,4,5-tetraclorobenzene, pentaclorobenzene, esaclorobenzene;
- Fenoli non clorurati: metilfenolo, fenolo;
- Fenoli clorurati: 2-clorofenolo, 2,4-diclorogenolo, 2,4,6-triclorofenolo, pentaclorofenolo;
- Ammine aromatiche: anilina, o-anisidina, m,p-anisidina, difenilamina, p-toluidina;
- Fitofarmaci: alaclor, aldrin, atrazina, α-esacloroesano, β-esacloroesano, γ-esacloroesano (lindano), clordano, DDD, DDT, DDE, dieldrin, endrin;
- Diossine e furani: Sommatoria PCDD, PCDF, PCB;
- Idrocarburi: idrocarburi leggeri (C inferiore o uguale a 12), idrocarburi pesanti (C superiore a 12);
- Altre sostanze: amianto, esteri dell’acido ftalico.
Le Colonne A e B del Decreto definiscono rispettivamente:
- Colonna A: limiti per siti a uso verde pubblico, residenziale e ricreativo.
- Colonna B: limiti per siti a uso commerciale e industriale.
Approfondimenti che fanno la differenza:
- I campioni devono essere prelevati con attrezzature decontaminate e conservati in contenitori idonei (vetro o PEHD) sigillati.
- Ogni campione è identificato con codice univoco e georeferenziato per tracciabilità.
Perché scegliere EcoPoint?
La bonifica di un sito contaminato richiede competenze trasversali: geologia, chimica, ingegneria ambientale, normativa. Noi, con il nostro approccio integrato, aggreghiamo tutte queste professionalità in un unico servizio, offrendo supporto tecnico e gestionale completo: dal campionamento al piano di monitoraggio finale.
I nostri report sono chiari, validi ai fini autorizzativi e utilizzabili nei procedimenti di conferma o chiusura di sito. Con noi, la conformità normativa non è un ostacolo burocratico, ma il punto di partenza per un territorio più sicuro e valorizzato.
Cosa offriamo in più:
- Laboratorio accreditato Accredia con prove secondo norme UNI, ISO e APAT.
- Supporto nella redazione dei Piani di Caratterizzazione e Analisi di Rischio sito-specifiche.
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