Analisi dei fitofarmaci nel pistoiese: un’analisi di ARPAT Toscana

Analisi dei fitofarmaci nel pistoiese: un’analisi di ARPAT Toscana

La provincia di Pistoia è stata scandagliata con rigore e attenzione dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) per rilevare la presenza di fitofarmaci nelle acque del territorio.

I fitofarmaci (per esempio pesticidi come il glifosato) sono costantemente rilevati nell’ambiente che ci circonda, soprattutto nelle aree soggette a sfruttamento agricolo. La presenza di fitofarmaci deve essere tenuta costantemente sotto controllo perché alcuni di questi pesticidi possono essere dannosi per la salute umana.

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) ha fra le sue attività principali quella del monitoraggio ambientale e lavora da anni in questa direzione.

All’interno di queste attività molto spazio viene dedicato al monitoraggio delle acque superficiali (acque dolci, marine, ovvero delle acque presenti al di sopra della superficie terrestre), acque sotterranee e acque superficiali destinate alla potabilizzazione.

La natura e lo stato di “salute” delle acque raccontano molto dell’ambiente che ci circonda e offrono una cartina di tornasole molto interessante per la sicurezza ambientale.

Nel dettaglio ARPAT Toscana si è dedicata all’area della provincia di Pistoia per la ricerca di residui di prodotti fitosanitari nelle acque, con l’obiettivo di avere un’analisi dettagliata da usare come prototipo per tutta la regione.

I principi attivi ricercati sono stati oltre cento: tra questi anche l’erbicida glifosato e il suo prodotto di degradazione, l’Acido aminometilfosfonico (AMPA); prodotti altamente inquinanti e dannosi per la salute umana.

Le stazioni di Monitoraggio Acque Superficiali (MAS) utilizzate sono state 18, diffuse su tutto il territorio pistoiese. In 9 stazioni su 18 è stato registrato il superamento dello standard di qualità ambientale per i pesticidi totali (superamento media annua), mentre in 13 stazioni su 18 si è registrato il superamento di un singolo principio attivo.

In particolare i dati allarmanti di superamento riguardano il diserbante glifosato e il suo metabolita AMPA (acido aminometilfosfonico).

Il glifosato è l’erbicida più usato in natura. Commercializzato negli anni Settanta dall’azienda Monsanto è diventato rapidamente un prodotto molto diffuso perché in quegli anni era contraddistinto da una minore tossicità rispetto ai prodotti in uso.

Con il passare del tempo però sono emerse diverse criticità e molti paesi stanno lavorando a una drastica riduzione del suo utilizzo con l’obiettivo di raggiungere entro tempi brevi la sua completa eliminazione.

Per esempio la Francia ha come obiettivo quello di abolire completamente questo prodotto dalla sua filiera agricola – e ne sta già fortemente limitando l’uso – mentre altri paesi come l’Olanda ne hanno vietato l’uso “individuale”.

Tornando all’analisi di ARPAT, i dati sembrano comunque in calo rispetto agli scorsi anni, ma la situazione pandemica del 2020 – con il conseguente lockdown – può aver influito sulla rilevazione.

Le aree maggiormente interessate dalla presenza di altri fitofarmaci (rispetto ad AMPA e glifosato) sono quelle dei corsi d’acqua della piana vivaistica pistoiese che hanno concentrazioni forti di fungicidi (Boscalid, Dimetomorf e Carbendazim), erbicidi (Pendimethalin, Isoxaben, Oxadiazon e Oxifluorfen), ma anche insetticidi neonicotinoidi (insetticidi che agiscono contro gli insetti impollinatori).

In due di queste aree sono state registrate soglie di 14 volte e 7 volte oltre il limite, un dato che non può lasciare indifferenti.

Per le acque sotterranee invece il trend è in linea con gli scorsi anni e non si sono registrati casi di superamento degli standard di qualità ambientale. Più in generale c’è una tendenza abbastanza marcata al miglioramento soprattutto per la riduzione del rinvenimento di erbicidi e di fungicidi.

In conclusione dall’analisi emerge in estrema sintesi che: 1) le maggiori criticità si riscontrano nelle acque superficiali anche se il trend di contaminazione mostra leggeri segnali di miglioramento; 2) i problemi emergono nelle stazioni più vicine a dove sono in atto pratiche agricole massicce.

Se non sarà possibile eliminare il glifosato in tempi brevi, bisogna sicuramente lavorare affinché il suo uso sia limitato. Il monitoraggio ambientale di questo pesticida e dei fitofarmaci in generale, rimane una necessità per la sicurezza ambientale e per la saluta umana.

Il lavoro di ARPAT è prezioso perché parla di territorio, di salute pubblica e quindi di noi che siamo una parte del tutto. Analisi così dettagliate anche di un territorio circoscritto come il pistoiese restituiscono in realtà dati utilizzabili a livello nazionale e rappresentano più che altro il prototipo per un’analisi da estendere alla maggior parte dei territori italiani.

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