Città, cambiamento climatico e sostenibilità ambientale

Il cambiamento climatico è il tema più pressante dell’agenda politica mondiale. Governi, organizzazioni non governative e agenzie internazionali sono chiamate ad affrontare il problema e a immaginare rapide soluzioni per contenerlo e contrastarlo, per arrivare a garantire la sostenibilità ambientale e il futuro del pianeta Terra.

Precipitazioni intense, innalzamento della temperatura globale e ondate di calore sono i fenomeni più evidenti del cambiamento climatico che diventano ogni giorno più evidenti. Tutto questo invoca la necessità di un’inversione di rotta.

Secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), ma anche secondo un recente studio del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC), le città saranno al centro di cambiamenti epocali, che colpiranno con particolare intensità proprio l’Europa e l’area mediterranea.

L’Italia, nello specifico, con un clima estremamente vario – sostanzialmente continentale al Nord e mediterraneo al Sud – sarà colpita dal fenomeno del cambiamento climatico con particolare forza, secondo diversi studi che con modalità diverse hanno sottolineato la fragilità della penisola italiana.

Molti indicatori segnano che un profondo mutamento è già in atto: per esempio, negli ultimi 35 anni, si assiste a un evidente innalzamento delle temperature, un trend netto che non si presta a fraintendimenti di sorta.

Dal 1985 a oggi alcune città come Venezia, Torino, Bologna, Milano e Napoli hanno registrato un incremento della temperatura media di circa 1 grado (da 0,9° a 1,3°).

Sebbene il cambiamento possa sembrare contenuto è in realtà in crescita esponenziale e può produrre effetti inimmaginabili; la proiezione per il 2050, per esempio, prevede un aumento di temperatura che oscillerà fra 1,9° e 2,5°.

Un’altra criticità italiana è quella relativa alle inondazioni. Nel nostro paese circa 4.500 chilometri quadrati di aree costiere sono a rischio inondazione a causa dell’innalzamento del livello del mare.

Le aree più vulnerabili sono il delta del Po, l’Adriatico settentrionale e ovviamente la laguna di Venezia, zone altamente urbanizzate che sono situate sotto il livello del mare e che sono da tenere sotto stretta osservazione.

Problema speculare e parallelo a questo è quello che riguarda le cosiddette inondazioni da eventi di precipitazioni brevi ma intensi che possono creare alluvioni e frane.

Questi colpiscono le aree cittadine, dove un’urbanizzazione forte e spesso sregolata, ha causato un tasso eccessivo di superfici artificiali che impediscono all’acqua di infiltrarsi nel terreno, favorendo fenomeni catastrofici.

Si stima che circa il 91% dei comuni italiani sono esposti a rischi di frane e inondazioni, e che più di 6 milioni di italiani vivono o lavorano in zone definite ad alto rischio.

Think tank e associazione ambientali hanno deciso di concentrare i loro sforzi per indicare ai governi una serie di priorità capaci di contribuire alla rivoluzione green, l’unica scelta possibile per arginare i fenomeni sopradescritti, per garantire la sostenibilità ambientale e contrastare il cambiamento climatico, che rimane l’unica alternativa praticabile.

Gli ambiti in cui investire attenzioni e dedicare sforzi sono:

– Gestione e salvaguardia della risorsa idrica

– Qualità urbanistica e architettonica delle città puntando sulla rigenerazione urbana e il recupero

– Attenzione al verde e all’agricoltura urbana

– Economia circolare: ciclo e riciclo dei materiali

– Mobilità pubblica e privata

– settore energetico, energie rinnovabili e riduzione dei consumi

Insomma se la città è stata per oltre 6.000 anni al centro dello sviluppo della società umana – le città producono oggi il 50% dei rifiuti, il 70% di emissioni di CO2 e consumano il 75% delle risorse naturali – ora rischia di smettere di esserlo, anche in conseguenza di eventi che possono minare l’habitat umano.

Ripensare la città diventa quindi una necessità: re-immaginarla e plasmarla su un modello green è l’unico percorso possibile, non solo per creare la sostenibilità ambientale ma anche per garantire una vita degna di essere vissuta.

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