L’inquinamento atmosferico in Italia: il problema delle polveri sottili

L’inquinamento atmosferico è un’emergenza italiana: su 102 città del nostro paese analizzate nessuna rispetta i valori suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per polveri sottili – come i particolati PM10 e PM2.5 – e il Biossido di azoto (NO2).

È questo il dato allarmante che emerge dal nuovo report di Legambiente Mal’aria di città. Quanto manca alle città italiane per diventare cleancities uscito nella primavera del 2022. Il problema dello smog non è un problema solamente ambientale ma soprattutto sanitario, essere esposti alle polveri sottili e ai particolati genera patologie gravi.

In Italia l’emergenza inquinamento atmosferico è un problema cronico, ma il 2021 è stato un anno molto negativo per la qualità d’aria. Infatti nessuno capoluogo di provincia su un totale di 102 casi analizzati è riuscito a rispettare tutti e tre i valori limite proposti dall’OMS. Questi valori stabiliscono soglie tollerabili con una media annuale: 15 microgrammi per metro cubo (μg/mc) per il PM10, di 5 μg/mc per il PM2.5 e 10 μg/mc per l’N02.

All’interno dei 102 capoluoghi di provincia, 17 città hanno addirittura superato di due volte i limiti consentiti per il PM10: si tratta di Alessandria, Milano, Modena, Torino, Brescia, Mantova, Cremona, Brescia, Lodi. 11 invece quelle più inquinate da PM2.5, con le criticità maggiori registrate a Cremona e Venezia con limiti quattro volte sopra i limiti stabiliti. 13 quelle che superano, spesso anche di tre volte, i limiti di Biossido di azoto (NO2). Con Milano e Torino in testa.

Tirando le somme la situazione è molto complessa e preoccupante. Sono pochissime le città che rispettano i valori suggeriti dall’OMS: per il PM10 sono solo 5 (Caltanissetta, La Spezia, L’Aquila, Nuoro e Verbania), lo stesso numero per il biossido di azoto (Agrigento, Enna, Grosseto, Ragusa e Trapani), mentre nessuna città italiana rispetta i valori minimi per il PM2.5. In questo caso i dati parlano da soli, perché nessuna città riesce a rispettare contemporaneamente i tre parametri.

Nell’ultimo decennio si è registrato un generale miglioramento della qualità dell’aria in Italia – ma più in genere in tutto il continente europeo –, e si è assistito a una riduzione dell’inquinamento atmosferico. In tutte le ultime valutazioni effettuate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) però è stato rilevato che l’esposizione alle polveri sottili causa circa 400mila morti all’anno nei 41 Paesi europei, di cui circa 50mila solo in Italia. Qualcosa si è fatto ma bisogna fare di più.

L’esposizione alle polveri sottili produce disturbi respiratori come tosse e catarro, asma, diminuzione della capacità polmonare, riduzione della funzionalità respiratoria e bronchite cronica insieme a effetti molto negativi sul sistema cardiovascolare. Ecco perché questi dati devono destare allarme.

Le zone italiane con presenza più massiccia di particolati fini sono ovviamente situate nel nord Italia. Ma ci sono anche altre zone soggette a quel tipo di inquinamento come: la Valle del Sacco e la zona di Napoli e Caserta, la Pianura Padana, i grandi agglomerati urbani come Roma, Milano, Torino, ma anche le zone industriali della Toscana come Prato e Pistoia, e le zone costiere del Beneventano e nei distretti industriali pugliesi.

Le possibili modalità di intervento sono diverse ma ora più che mai necessarie: nell’ambiente urbano i due settori che incidono di più sull’inquinamento da polveri sottili sono la mobilità e il riscaldamento domestico. Bisogna quindi agire in questa direzione. Un cambio di paradigma è invece possibile e necessario nella lotta ai cambiamenti climatici e nella transizione ecologica, per esempio affrontando il tema della decarbonizzazione.

Anche il settore agricolo e la zootecnia sono cruciali. Soprattutto nel nord-centro Italia ci sono molte attività agricole e allevamenti intensivi che concorrono in modo rilevante alle emissioni in atmosfera.

Sebbene il settore agricolo sia uno di quelli che più sta cercando di effettuare la transizione ecologica permangono problemi strutturali.

Ridisegnare lo spazio pubblico in modo più sostenibile, aumentare il trasporto pubblico elettrico, la sharing mobility e il monitoraggio delle imprese agricole sono alcuni possibili terreni di intervento, relativamente semplici ma necessari. Accelerare la transizione ecologica è un dovere. Questo potrebbe essere un nuovo inizio.

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