Trend e proiezione delle emissioni di gas serra nel 2021

Il 2021 sta per finire ma le previsioni sulle emissioni di gas serra non sono buone.

Nel 2020 c’era stato un crollo del 9.8% delle emissioni di gas serra rispetto al 2019, a fronte di una riduzione del PIL (Prodotto Interno Lordo) pari all’8.9%.

Era il famoso “effetto Covid”, causato dal lockdown che aveva creato un effetto benefico a livello di ambiente.

Con la ripresa delle attività economiche dopo il lockdown, era però immaginabile che la forte contrazione dello scorso anno non si sarebbe ripetuta e infatti era stato preventivato un incremento intorno al 3%.

In realtà questa previsione di crescita dei gas serra, si è addirittura rivelata ottimistica. Le cose insomma stanno andando peggio di quanto immaginato.

Sulla base dei dati disponibili e resi pubblici da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel dicembre del 2021 l’incremento di emissioni di gas serra si è attestato al 4.8%.

Rispetto al 2020 anche il PIL cresce del 6.1%, proprio sull’ondata della ripresa seguita alla prima stagione di pandemia.

Questo conferma un trend in atto già da tempo, quello del cosiddetto disaccoppiamento: il tasso di crescita della pressione ambientale (in questo caso le emissioni di gas serra) è inferiore a quello dell’attività economica (in questo caso il PIL), che ne è all’origine.

Anche in questo frangente un certo cambiamento di paradigma è riscontrabile. E questa è una buona notizia.

Dunque questo aumento di emissioni registrato potrebbe essere il frutto della forte compressione registrata nel 2020: va infatti ricordato che da anni si segnala un trend decrescente. Per esempio, mettendo a confronto il 2019 e 2021, in quest’ultimo c’è stato un calo del 4,2% di emissioni di gas serra.

Anche in questo caso quindi, l’adozione di politiche green e di un paradigma produttivo più attento all’ambiente – soprattutto da parte dell’Unione Europea – e orientato alla riduzione delle emissioni, ha cominciato a produrre effetti tangibili.

Tornando però al confronto 2020/2021, in conseguenza del rallentamento delle attività produttive nel 2020, va evidenziato che gli incrementi maggiori si sono avuti nel settore dei trasporti (11%) e nel settore industriale (8.4%).

Il settore energetico ha registrato una contrazione dell’1.3% ma soprattutto per le nuove limitazioni rispetto al carbone.

È curioso rilevare che gli incrementi più rilevanti si sono avuti nel secondo semestre del 2021, che ha fatto registrare sostanziali picchi a 360°, coincidendo con un deciso allentamento delle restrizioni anti Covid e con la ripresa a pieno regime delle attività produttive.

Anche quest’ultimo dato sembra quindi rafforzare l’idea che l’incremento di emissioni di gas serra sia maggiormente dovuto alla forte contrazione del 2020, primo anno di pandemia, rispetto a un cambiamento di tendenza.

Per quanto riguarda i trasporti, nello specifico i consumi di benzina, gasolio, e Gpl sono aumentati rispettivamente del 14%, 12% e 5%, in confronto allo stesso periodo dell’anno scorso.

I consumi di gas per riscaldamento domestico e commerciale sono aumentati del 6,5% nel secondo trimestre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020.

Al contrario per le emissioni agricole e lo smaltimento dei rifiuti, nel 2021 non sono previsti scostamenti rilevanti rispetto al 2020.

In altre parole, nonostante gli incrementi registrati e le previsioni al ribasso, le emissioni di gas serra sembrerebbero essere soggette a un maggiore contenimento e a una graduale riduzione rispetto ai dati dell’ultimo ventennio.

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